STORIA DI CASA SAVOIA 

    

Il Conte Umberto I detto "il Biancamano"


Umberto detto "Biancamano" (980-1048), tradizionalmente indicato come il capostipite della Dinastia Sabauda, è chiamato Conte dal Vescovo Oddone di Belley in un documento del 1003. 
Sarebbe stato uomo di fiducia dell'Imperatore Corrado II detto il "Salico" che lo investì dei titoli di Conte di Moriana, d'Aosta e, infine, di Savoia. 
Rapidamente fu creato un legame con l'Italia con il matrimonio di suo figlio e successore Oddone I (1023-1056), nel 1046, con Adelaide, figlia del Conte di Torino. 

Amedeo III (1103-48) edificò l'Abbazia di Altacomba e morì crociato a Nicosia. 

Gli succedette il figlio Umberto III (1148-89), proclamato Beato, così come accadde per Bonifacio di Savoia (1217 ca. - 1270), Vescovo e Primate d'Inghilterra, Margherita di Savoia-Acaia, il Duca Amedeo IX (1435 - 1472) e sua figlia, Ludovica di Savoia


Il Beato Umberto III

Amedeo VII (1383-91) detto il "Conte Rosso", estese la Contea di Savoia acquistando quella di Nizza e suo figlio, Amedeo VIII (1391-1439), 19° Conte di Savoia, fu creato Duca dall'Imperatore Sigismondo nel 1416. Riordinò lo Stato con iniziative culturali e sociali e lo "Statuto Sabaudie", un illuminato testo legislativo. Inoltre, istituì il titolo di Principe di Piemonte per l'erede al Trono e tale trattamento fu utilizzato fino all'Unità d'Italia quando si decise di alternare i titoli di Principe di Piemonte e di Principe di Napoli, titolo assegnato per la prima volta nel 1869 alla nascita del futuro Vittorio Emanuele III da parte del nonno, Re Vittorio Emanuele II.

Sull'onda delle divisioni delle gerarchie ecclesiastiche durante i Concili di Basilea e di Ferrara, fu eletto Papa dal Concilio di Basilea con il nome di Felice V, ma nel 1449 responsabilmente egli si dimise spontaneamente dall'incarico per favorire l'unità dei cristiani, accettando la dignità cardinalizia da parte del nuovo successore di Pietro, Niccolò V.



Il Duca Amedeo VIII

Nel 1434, il Duca Amedeo VIII si ritirò nell'eremitaggio di Ripaglia, affidando al figlio Ludovico la reggenza nominandolo Luogotenente Generale, carica conferita anche tre volte da Re Vittorio Emanuele II a suo cugino Eugenio e due volte da Vittorio Emanuele III a suo zio Tommaso di Savoia-Genova (1915-19) poi a suo figlio il Principe di Piemonte Umberto di Savoia (1944-46). 

Ludovico (1439-65) ricevette da Margherita Charny la Sacra Sindone che Re Umberto II donò al Papa nel 1983.
Carlo I (1482-90) ricevette dalla zia Carlotta di Lusingano i titoli regi di Cipro, di Gerusalemme e d'Armenia.
Nel 1536, sconfitta dopo sconfitta, si arriva alla scomparsa dello Stato fagocitato dai francesi e dagli spagnoli e il Duca Carlo II (1504-53) muore a Vercelli, dove viene sepolto.


Il Duca Emanuele Filiberto

La successione  passa al Duca Emanuele Filiberto (1553-80), decimo Duca di Savoia, che viene posto sotto la protezione dei nobili di Nizza rimasti fedeli ai Savoia. E' chiamato il secondo fondatore della Dinastia Sabauda, perché la fa rinascere e la proietta verso l'Italia. Certamente significativa l'imposizione del suo nome all'attuale Principe di Piemonte e Venezia. 

L'opera di legislatore del decimo Duca di Savoia è tuttora citata, quale grande esempio, tra i sovrani dell'epoca. Morì pronunciando le parole "Italiani siate uniti", lasciando uno Stato forte e solido proiettato verso l'Italia e con un ruolo chiaro in Europa. Partito molto giovane da Vercelli semidistrutta, il Duca Emanuele Filiberto aveva mantenuto la promessa, rifondando e modernizzando lo Stato Sabaudo.


S.M. il Re Vittorio Amedeo II

Re Vittorio Amedeo II (1675-1730) dovette combattere contro Luigi XIV che considerava la Savoia un suo feudo ove lasciar scorrazzare le truppe francesi, fino alla provocazione che porta il Duca ad accordarsi con l'Austria grazie al cugino Principe Eugenio di Savoia-Soissons (1663-1736), comandante dell'esercito imperiale austriaco, che lo aiutò a liberare Torino dall'assedio francese nel settembre 1706 in una battaglia che si rivelò decisiva per le sorti future dell'Italia e dell'Europa. 

Nel 1713 Vittorio Amedeo II riceve il titolo di  Re di Sicilia e fu incoronato a Palermo il 24 dicembre; novello Federico II di Svevia pone il suo diritto a Re d'Italia. Nel 1720 scambiò la Sicilia per la Sardegna, sempre con il titolo regio.
Il sesto Re di Sardegna, Carlo Felice (1765-1831), morì senza prole nel 1831. Gli succedette al Trono il Principe di Carignano, Carlo Alberto di Savoia-Carignano, ramo cadetto il cui capostipite fu  il Principe Tommaso,  quintogenito del Duca Carlo Emanuele I (1580-1630), figlio di Emanuele Filiberto.


S.M. il Re Carlo Alberto

Re Carlo Alberto (1831-49) modernizzò lo Stato, concesse uno Statuto il 4 marzo 1848 e lanciò subito dopo la prima guerra d'indipendenza. Battuto a Novara il 23 marzo 1849, decise di abdicare andando in esilio, in modo da sollevare da qualsiasi responsabilità il figlio Re Vittorio Emanuele II (1849-78) il quale porterà a termine il sogno nazionale dell'unificazione della penisola e sarà proclamato Re d'Italia il 17 marzo 1861 con la formula "Vittorio Emanuele II Re d'Italia per volontà della Nazione e per diritto Divino". Acclamato Padre della Patria, uomo coraggioso, grande amatore, personalità eccezionale, cacciatore, orgoglioso del suo essere piemontese, non disdegnava di parlare in dialetto anche a corte. Il Re conquistò il Veneto e quasi tutto il Friuli nel 1866 e il 20 settembre 1870 liberò Roma dove morì il 9 gennaio 1878.


S.M. il Re Vittorio Emanuele II

Padre della Patria

Tutta la Nazione accompagnò il feretro del Padre della Patria nel suo ultimo viaggio al Pantheon. Fu la municipalità di Roma che volle destinare il superbo tempio bimillenario, eretto dall'Imperatore Agrippa, a Mausoleo dei Re d'Italia.
Inizia così il regno di Re Umberto I (1878-1900), erede di un'Italia ancora da edificare nelle sue strutture portanti.


S.M. il Re Umberto I

il Re Buono

Nuovi e sempre più laceranti divenivano i problemi sociali che esplodevano all'interno di tutte le Nazioni con disordini e manifestazioni di piazza. Umberto I muoveva in questo delicato periodo storico i suoi primi passi da Re Costituzionale, in una realtà parlamentare dello Stato che permetteva al Re attività d'indirizzo, di controllo e di garante.
Il Sovrano sfugge miracolosamente ad attentati alla sua vita fino al 29 luglio 1900, quando è ucciso a tradimento da un italiano, emigrato all'estero. Il secondo Re d'Italia è ricordato per la sua viva partecipazione ai momenti dolorosi della Nazione, per il rispetto del ruolo di Sovrano costituzionale, per aver saputo mediare con equilibrio i rapporti con la classe politica, per la difesa dell'eredità risorgimentale liberale, che si trovava ad affrontare tempi, per certi versi, radicalmente nuovi. Con la Regina Margherita si distinse in opere di carità e di stimolo allo sviluppo tecnologico che mai cessò di auspicare.


S.M. il Re Vittorio Emanuele III

il Re Soldato

Il nuovo Re, Vittorio Emanuele III (1900-46), rientrato in Italia,  trovò il padre disteso in alta uniforme, con al petto la medaglia d'oro conquistata a Villafranca. Sopra la bara furono sistemate la Corona Ferrea, la spada e la bandiera nazionale. Così, guardando la bara, Vittorio Emanuele III vaticinò il suo Regno difficile ed irto di sciagure. Evitò di reagire con la durezza tipica di quegli anni contro i rivoluzionari, preferendo con il suo proclama alla Nazione distendere gli animi. Nessuna legge speciale per il mantenimento dell'ordine pubblico fu votata e il terzo Re d'Italia volle indirizzare il Paese verso un processo di sviluppo costituzionale di tipo democratico, teso al recupero dei cattolici e dei socialisti al governo dell'Italia.
Con messaggi al governo, stimolò investimenti nel sociale e le leggi sul lavoro, sugli orari, sulle retribuzioni e sul lavoro minorile. Seppe scegliere e mandare al Governo del Paese saggi amministratori, autori di una burocrazia sana ed operante senza i ritardi d'oggi.
Dopo la vittoriosa prima guerra mondiale, quarta di indipendenza che restituì all'Italia i suoi confini naturali, Re Vittorio Emanuele III fu costretto a sopportare il ventennio fascista dopo l'elezione democratica di Mussolini a capo del governo da parte di un parlamento democraticamente eletto, a maggioranza non fascista.
Vittorio Emanuele III nominò suo figlio Luogotenente del Re il 21 aprile del 1944, delegandogli ogni funzione.


S.M. il Re Umberto II

il Re Gentiluomo

Dal giorno della liberazione di Roma ha inizio, de facto, il regno di Re Umberto II (1946-1983), prima da Luogotenente il 5 giugno 1944 e poi da Re il 9 maggio 1946, data dell'abdicazione di Vittorio Emanuele III che si reca lo stesso giorno in esilio volontario ad Alessandria d'Egitto dove muore il 28 dicembre 1947.
Il suo regno sarà di un mese in Italia (9 maggio - 13 giugno) e di 37 anni nell'esilio portoghese (come il suo antenato Carlo Alberto): il quarto Re d'Italia, infatti, partì senza abdicare dopo il referendum istituzionale dei 2 e 3 giugno 1946, che tutti oggi giudicano non sincero.
Con dignità e compostezza, Umberto II seppe stare al suo posto non negandosi mai ai suoi compatrioti, di qualunque colore politico, anche avversari, che lo venivano a trovare a "Villa Italia"; inviò dei messaggio in tutte le occasioni tristi e liete e per il 31 dicembre di ogni anno; partecipò concretamente alle catastrofi naturali come ai momenti importanti per la scienze e per la cultura, per i progressi sociali, per le ricorrenze storiche e per le vittorie sportive. Anche quando riceveva i giovani provenienti dai vari raduni associativi o le loro famiglie, egli aveva sempre parole d'incoraggiamento, invitandoli alla lealtà verso la Patria: "L'Italia innanzi tutto" fu il suo motto fino alla fine che lo colse per un aggravamento del suo tumore il 18 marzo 1983 presso l'ospedale cantonale di Ginevra, città che fece parte dell'antico Ducato di Savoia.
Fu sepolto nell'Abbazia di Altacomba, dove venne sepolta pure la sua Consorte, la Regina Maria Josè, deceduta il 27 gennaio del 2001.
Grande donna, la Sovrana mai si piegò neppure nei periodi più bui del fascismo, seppe alimentare la fiamma della speranza nel mondo costituzionale. Portò in salvo i figli in Svizzera. Donna di grande sensibilità musicale e di profonda cultura, visse in silenzio dopo il cambiamento istituzionale.
Ancora prima che si diffondesse la notizia della sua morte, Indro Montanelli dichiarò su Tmc: "Sono ancora, e ci tengo a dirlo, un monarchico. Coloro che vogliono scacciare il nome dei Savoia dalla storia d'Italia sono dei truffatori".