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STORIA DI CASA SAVOIA
CASA REALE D'ITALIA
Umberto "Biancamano" (980-1048),
il capostipite della Dinastia Sabauda, è chiamato
Conte dal Vescovo Oddone di Belley in un documento del 1003. Sarebbe stato uomo
di fiducia dell'Imperatore Corrado II il "Salico" che lo investì dei titoli di
Conti di Moriana, d'Aosta e, infine, di Savoia.
Rapidamente fu creato un legame con l'Italia con il matrimonio di suo figlio
e successore Oddone, nel 1046, con Adelaide, figlia del Conte di Torino.
Amedeo III (1103-48) edificò l'Abbazia di Altacomba e morì crociato a Nicosia.
Gli succedette il figlio Umberto III (1148-89), proclamato Beato, così come accadde
per Bonifacio di Savoia, Vescovo e Primate d'Inghilterra, Margherita di Savoia-Acaia,
il Duca Amedeo IX e sua figlia, Ludovica di Savoia.
Amedeo VII (1383-91) il "Conte Rosso", estese la Contea di Savoia acquistando
quella di Nizza e suo figlio, Amedeo VIII (1391-1439), 19° Conte di Savoia, fu
creato Duca dall'Imperatore Sigismondo nel 1416. Riordinò lo Stato con iniziative
culturali e sociali e lo "Statuto Sabaudie", un illuminato testo legislativo.
Inoltre, istituì il titolo di Principe di Piemonte per l'erede al Trono e tale
trattamento fu utilizzato fino all'unità d'Italia quando si decise di alternare
i titoli di Principe di Piemonte e di Principe di Napoli, titolo assegnato per
la prima volta nel 1869 alla nascita del futuro Vittorio Emanuele III da parte
del nonno, Re Vittorio Emanuele II.
Nel 1434, Duca Amedeo VIII si ritirò nell'eremitaggio di Ripaglia, affidando al figlio
Ludovico la reggenza nominandolo Luogotenente Generale, carica conferita anche
tre volte da Re Vittorio Emanuele II a suo cugino Eugenio e due volte da Vittorio
Emanuele III a suo zio Tommaso di Savoia-Genova (1915-19) poi a suo figlio il
Principe di Piemonte Umberto di Savoia (1944-46).
Ludovico (1439-65) ricevette da Margherita Charny la Sacra Sindone che Re Umberto
II donò al Papa nel 1983.
Carlo I (1482-90) ricevette dalla zia Carlotta di Lusingano i titoli regi di
Cipro, di Gerusalemme e d'Armenia.
Nel 1536, sconfitta dopo sconfitta, si arriva alla scomparsa dello Stato fagocitato
dai francesi e dagli spagnoli e il Duca Carlo II (1504-53) muore a Vercelli, dove
viene sepolto.
La successione passa al Duca Emanuele Filiberto (1553-80), decimo Duca
di Savoia, che viene posto sotto la protezione dei nobili di Nizza rimasti fedeli
ai Savoia. E' chiamato il secondo fondatore della Dinastia Sabauda, perché la
fa rinascere e la proietta verso l'Italia.Certamente significativa l'imposizione
del suo nome all'attuale Principe di Piemonte e Venezia.
L'opera di legislatore del decimo Duca di Savoia è tuttora citata, ad esempio,
tra i sovrani dell'epoca. Morì pronunciando le parole "Italiani siate uniti",
lasciando uno Stato forte e solido proiettato verso l'Italia e con un ruolo chiaro
in Europa. Partito molto giovane da Vercelli semidistrutta, il Duca Emanuele Filiberto
aveva mantenuto la promessa, rifondando e modernizzando lo Stato Sabaudo.
Re Vittorio Amedeo II (1675-1730) dovette combattere contro Luigi XIV che considerava
la Savoia un suo feudo ove lasciar scorrazzare le truppe francesi fino alla provocazione
che porta il Duca ad accordarsi con l'Austria grazie al cugino Eugenio di Savoia-Soissons,
comandante dell'esercito imperiale austriaco, che lo aiutò a liberare Torino dall'assedio
francese nel settembre 1706 in una battaglia che si rivelò decisiva per le sorti
future dell'Italia e dell'Europa. Nel 1713 Vittorio Amedeo II riceve il titolo
di Re di Sicilia e fu incoronato a Palermo il 24 dicembre; novello Federico II
di Svevia pone il suo diritto a Re d'Italia. Nel 1720 scambiò la Sicilia per la
Sardegna, sempre con il titolo regio.
Il sesto Re di Sardegna, Carlo Felice, morì senza prole nel 1831. Gli succedette
al Trono il Principe di Carignano, Carlo Alberto di Savoia-Carignano, ramo cadetto
il cui capostipite fu il principe Tommaso, quintogenito del Duca Carlo Emanuele
I (1580-163), figlio di Emanuele Filiberto.
Re Carlo Alberto (1831-49) modernizzò lo Stato, concesse uno Statuto il 4 marzo
1848 e lanciò subito dopo la prima guerra di indipendenza. Battuto a Novara il
23 marzo 1849, decise di abdicare scomparendo in esilio, in modo da sollevare
da qualsiasi responsabilità il figlio Re Vittorio Emanuele II (1849-78) il quale
porterà a termine il sogno nazionale dell'unificazione della penisola e sarà proclamato
Re d'Italia il 17 marzo 1861 con la formula "Vittorio Emanuele II Re d'Italia
per volontà della Nazione e per diritto Divino". Acclamato Padre della Patria,
uomo coraggioso, grande amatore, personalità eccezionale, cacciatore, orgoglioso
del suo essere piemontese, non disdegnava di parlare in dialetto anche a corte.
Il Re conquistò il Veneto e quasi tutto il Friuli nel 1866 e il 20 settembre 1870
liberò Roma dove morì il 9 gennaio 1878.
Tutta la Nazione accompagnò il feretro del Padre della Patria nel suo ultimo
viaggio al Pantheon. Fu la municipalità di Roma che volle destinare il superbo
tempio bimillenario, eretto dall'Imperatore Agrippa, a Mausoleo dei Re d'Italia.
Inizia così il regno di Re Umberto I (1878-1900), erede di un'Italia ancora da edificare
nelle sue strutture portanti.
Nuovi e sempre più laceranti divenivano i problemi
sociali che esplodevano all'interno di tutte le Nazioni con disordini e manifestazioni
di piazza. Umberto I muoveva in questo delicato periodo storico i suoi primi passi
da Re Costituzionale, in una realtà parlamentare dello Stato che permetteva al
Re attività d'indirizzo, di controllo e di garante.
Il Sovrano sfugge miracolosamente ad attentati alla sua vita fino al 29 luglio
1900, quando è ucciso a tradimento da un italiano, emigrato all'estero. Il secondo
Re d'Italia è ricordato per la sua viva partecipazione ai momenti dolorosi della
Nazione, per il rispetto del ruolo di Sovrano costituzionale, per aver saputo
mediare con equilibrio i rapporti con la classe politica, per la difesa dell'eredità
risorgimentale liberale, che si trovava ad affrontare tempi, per certi versi,
radicalmente nuovi. Con la Regina Margherita si distinse in opere di carità e
di stimolo allo sviluppo tecnologico che mai cessò di auspicare.
Il nuovo Re, Vittorio Emanuele III (1900-46), rientrato in Italia, trovò il
padre disteso in alta uniforme, con al petto la medaglia d'oro conquistata a Villafranca.
Sopra la bara furono sistemate la Corona Ferrea, la spada e la bandiera nazionale.
Così, guardando la bara, Vittorio Emanuele III vaticinò il suo Regno difficile
ed irto di sciagure. Evitò di reagire con la durezza tipica di quegli anni contro
i rivoluzionari, preferendo con il suo proclama alla Nazione distendere gli animi.
Nessuna legge speciale per il mantenimento dell'ordine pubblico fu votata e il
terzo Re d'Italia volle indirizzare il Paese verso un processo di sviluppo costituzionale
di tipo democratico, teso al recupero dei cattolici e dei socialisti al governo
dell'Italia.
Con messaggi al governo, stimolò investimenti nel sociale e le leggi sul lavoro,
sugli orari, sulle retribuzioni e sul lavoro minorile. Seppe scegliere e mandare
al Governo del Paese saggi amministratori, autori di una burocrazia sana ed operante
senza i ritardi d'oggi.
Dopo la vittoriosa prima guerra mondiale, quarta di indipendenza che restituì
all'Italia i suoi confini naturali, Re Vittorio Emanuele III fu costretto a sopportare
il ventennio fascista dopo l'elezione democratica di Mussolini a capo del governo
da parte di un parlamento democraticamente eletto, a maggioranza non fascista.
Vittorio Emanuele III nominò suo figlio Luogotenente del Re il 21 aprile del
1944, delegandogli ogni funzione.
Dal giorno della liberazione di Roma ha inizio, de facto, il regno di Re Umberto
II (1946-1983), prima da Luogotenente il 5 giugno 1944 e poi da Re il 9 maggio 1946, data
dell'abdicazione di Vittorio Emanuele III che si reca lo stesso giorno in esilio
volontario ad Alessandria d'Egitto dove muore il 28 dicembre 1947.
Il suo regno sarà di un mese in Italia (9 maggio - 13 giugno) e di 37 anni nell'esilio
portoghese (come il suo antenato Carlo Alberto): il quarto Re d'Italia, infatti,
partì senza abdicare dopo il referendum istituzionale dei 2 e 3 giugno 1946, che
tutti oggi giudicano non sincero.
Con dignità e compostezza, Umberto II seppe stare al suo posto non negandosi
mai ai suoi compatrioti, di qualunque colore politico, anche avversari, che lo
venivano a trovare a "Villa Italia"; inviò dei messaggio in tutte le occasioni
tristi e liete e per il 31 dicembre di ogni anno; partecipò concretamente alle
catastrofi naturali come ai momenti importanti per la scienze e per la cultura,
per i progressi sociali, per le ricorrenze storiche e per le vittorie sportive.
Anche quando riceveva i giovani provenienti dai vari raduni associativi o le loro
famiglie, egli aveva sempre parole d'incoraggiamento, invitandoli alla lealtà
verso la Patria: "L'Italia innanzi tutto" fu il suo motto fino alla fine che lo
colse per un aggravamento del suo tumore il 18 marzo 1983 presso l'ospedale cantonale
di Ginevra, città che fece parte dell'antico Ducato di Savoia.
Fu sepolto nell'Abbazia di Altacomba, dove venne sepolta pure la sua Consorte,
la Regina Maria Josè, deceduta il 27 gennaio del 2001.
Grande donna, la Sovrana mai si piegò neppure nei periodi più bui del fascismo,
seppe alimentare la fiamma della speranza nel mondo costituzionale. Portò in salvo
i figli in Svizzera. Donna di grande sensibilità musicale e di profonda cultura,
visse in silenzio dopo il cambiamento istituzionale.
Ancora prima che si diffondesse la notizia della sua morte, Indro Montanelli
dichiarò su Tmc: "sono ancora, e ci tengo a dirlo, un monarchico. Coloro che vogliono
scacciare il nome dei Savoia dalla storia d'Italia sono dei truffatori".
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